L'abbronzatura nel 2019: cosa è cambiato?

L'abbronzatura nel 2019: cosa è cambiato?

L’abbronzatura non è sempre stata un vanto.

Il rapporto con la tintarella infatti si è molto evoluto negli anni.

In passato era considerato come carattere distintivo di un particolare ceto sociale; quello delle persone meno abbienti, contadini o manovali che per il loro lavoro spendevano molto tempo a contatto con la luce del sole.

In seguito la visione dell’abbronzatura si è completamente ribaltata.

Essere abbronzati, era diventato addirittura ricercato, come prerogativa dei ceti sociali più elevati in tutte le stagioni dell’anno.

Era sinonimo di benessere, bellezza e possibilità economica di viaggiare in paesi esotici concedendosi delle pause dal lavoro non solo durante le ferie ad agosto.

In concomitanza  è esploso anche il boom delle lampade abbronzanti sempre più presenti nei centri estetici per far durare più a lungo quel colorito dorato sulla pelle.

Ai giorni d’oggi invece, si è giunti a una concezione dell’abbronzatura più ragionevole, una giusta via di mezzo tra le due tendenze che si sono susseguite nel passato.

L’abbronzatura non è più equivalente di appartenenza a un particolare status sociale ed è ben accetta se la pelle scurita dai raggi del sole, viene mantenuta al contempo sana, elastica e protetta.

Oggi sta più a cuore la salute e il benessere della pelle che il colorito scuro.

C’è una diffusa conoscenza dei danni a lungo termine che possono arrecare i raggi UV alla pelle se non adeguatamente protetta.

Non solo in termini di invecchiamento precoce, ma anche come causa di patologie tumorali cutanee dovute a un’eccessiva e prolungata esposizione solare.

I colpevoli nello specifico, sono i raggi UVA, che rappresentano il 95% delle radiazioni ultraviolette, che giungono sulla terra non attenuati da schermi, penetrando negli strati più profondi della pelle.

I raggi UVB invece, che sono il 5% delle radiazioni ultraviolette, si concentrano soprattutto nei mesi estivi e nelle ore centrali della giornata.

Sono schermati prima di raggiungere la terra e vengono filtrati anche dalla melanina e dalla cheratina presenti nella pelle.

Sono i responsabili delle scottature, degli eritemi e dei danni diretti al DNA.

Va posto l'accento, però, che l’esposizione al sole non ha solo ripercussioni negative.

Il sole infatti, ha importantissimi effetti positivi sull’uomo, sul tono dell’umore, la sintesi della vitamina D, ha azione benefica verso alcune patologie della pelle e consente la produzione di melanina nuova.

È quindi chiaro che l’esposizione al sole debba essere fatta con buon senso.

Non bisogna eccedere, soprattutto durante le ore più calde della giornata, da 12 alle 15, quando i raggi sono eccessivamente carichi di radiazioni.

Bisogna sempre proteggersi: la crema solare va messa tutti i giorni, anche quando la pelle ha già cambiato il suo colore.

Si consigliano protezioni molto alte nei primi 3 giorni di esposizione poi a seconda del fototipo cutaneo e della tipologia di pelle si può abbassare.

È utile preparare la pelle ai raggi solari almeno 2 settimane prima assumendo integratori che migliorano la pigmentazione che risulterà più omogenea e duratura.

Infine, non dimenticare di idratarsi dopo l’esposizione, per ripristinare il corretto livello idrico della pelle con Burro di Karitè o il Doposole Argan.