Com’è fatto uno shampoo: la ricetta giusta per i nostri capelli

Com’è fatto uno shampoo: la ricetta giusta per i nostri capelli

In passato per lavarsi si utilizzava un pezzo di sapone, spesso prodotto in casa da olio d’oliva o grassi animali saponificati con la cenere. Si otteneva un sapone grezzo, con un pH altissimo e puzzolente che faceva pochissima schiuma. Per questo le saponette profumate ottennero subito un grande successo e inizialmente furono veri e propri oggetti di lusso.

Dall’America arrivò la rivoluzione nel bagno: il bagnoschiuma, un prodotto liquido, profumato che faceva una schiuma abbondante propagandata come crema per la pelle e che prese ben presto il posto del sapone. Ma non era tutto così vero, i tensioattivi di quell’epoca erano molto aggressivi e hanno provocato non poche dermatiti.

Il passo successivo è stato produrre detergenti che andassero bene per i capelli e per la pelle, perché oggi si fa la doccia tutte le mattine e quasi tutti lavano anche i capelli. Per formulare uno shampodoccia è necessario partire da un tensioattivo primario che serve per lavare correttamente, produrre una soddisfacente schiuma e dare una buona consistenza e scorrevolezza al prodotto; si affiancano dei tensioattivi secondari che servono a rendere cremosa la schiuma e a mitigare l’azione irritante del tensioattivo primario.

Si aggiungono poi delle sostanze funzionali che servono a lenire, idratare e condizionare (cioè rendere morbida) la pelle. L’effetto condizionante deve essere avvertibile anche sul capello, quindi si usano sostanze in grado di formare un film su pelle e capelli che trattenga l’acqua e che neutralizzi le cariche elettrostatiche. Completano la formula il profumo e il conservante, elementi necessari alla gradevolezza del prodotto e alla sua durata nel tempo.